Quando una madre conserva l’usufrutto e i figli ricevono la nuda proprietà, la casa viene divisa tra chi può usarla e chi ne sarà pienamente proprietario in futuro. È una soluzione frequente nelle famiglie italiane, ma può creare dubbi su spese, tasse, affitto, lavori e vendita. Io parto sempre da questa distinzione, perché quasi tutti gli equivoci nascono dal confondere la proprietà dell’immobile con il diritto di goderne.
La madre può abitare e gestire la casa, mentre i figli ne acquistano la proprietà futura
- Usufrutto: la madre può abitare nell’immobile, utilizzarlo e percepirne gli eventuali canoni.
- Nuda proprietà: i figli sono proprietari, ma non possono usare liberamente la casa finché dura l’usufrutto.
- Spese ordinarie: di regola spettano all’usufruttuaria, mentre quelle straordinarie spettano ai nudi proprietari.
- Vendita della piena proprietà: richiede l’accordo tra madre e figli.
- Alla morte dell’usufruttuaria: l’usufrutto si estingue e i figli diventano pieni proprietari.
Chi usa la casa e chi ne è proprietario davvero
L’usufrutto è un diritto reale che permette alla madre di usare l’immobile e raccoglierne i frutti, per esempio abitando nella casa oppure concedendola in locazione. I figli, invece, possiedono la nuda proprietà, cioè la proprietà privata del diritto di godimento fino alla cessazione dell’usufrutto.
La madre non può però modificare liberamente la destinazione economica del bene. Deve conservarlo con diligenza, rispettarne la struttura e restituirlo quando il diritto termina. I figli non sono semplici titolari “sulla carta”, ma durante l’usufrutto non possono comportarsi come proprietari pieni né pretendere di entrare o utilizzare l’immobile contro la volontà dell’usufruttuaria.
| Soggetto | Che cosa può fare | Che cosa non può fare |
|---|---|---|
| Madre usufruttuaria | Abitare, usare la casa, percepire i canoni e occuparsi della gestione ordinaria | Danneggiare il bene o cambiarne arbitrariamente la destinazione |
| Figli nudi proprietari | Disporre della nuda proprietà e intervenire per la conservazione strutturale | Usare la casa o venderla come piena proprietà senza l’accordo della madre |
| Madre e figli insieme | Vendere la piena proprietà o regolare diversamente diritti e spese | Ignorare il titolo notarile o gli accordi formalmente stabiliti |
Un punto spesso trascurato riguarda la differenza tra usufrutto e diritto di abitazione. Il primo consente anche di affittare l’immobile e incassare i canoni; il diritto di abitazione, invece, è più limitato e serve principalmente a soddisfare le esigenze abitative del titolare e della sua famiglia.
Quali diritti conserva la madre usufruttuaria
Se l’usufrutto è vitalizio, la madre può vivere nella casa per tutta la sua vita, anche se i figli hanno già ricevuto la nuda proprietà. Il fatto che smetta temporaneamente di abitarvi, per esempio perché si trasferisce in una struttura assistenziale, non fa cessare automaticamente il diritto.
Salvo limitazioni contenute nell’atto costitutivo, l’usufruttuaria può concedere l’immobile in locazione. In questo caso è normalmente lei a stipulare il contratto e a dichiarare i redditi derivanti dal canone. I figli non possono affittare autonomamente la casa come se avessero la piena disponibilità del bene.
La madre può anche autorizzare i figli a vivere nell’immobile, ma è prudente mettere per iscritto le condizioni. Un accordo di comodato, ad esempio, può chiarire chi utilizza le stanze, chi paga le utenze e che cosa accade se la situazione familiare cambia. Nella pratica, una semplice intesa verbale è spesso la causa di discussioni difficili da ricostruire.
L’usufruttuaria deve però comportarsi con cura. Se trascura gravemente l’abitazione, provoca danni o ne altera la destinazione, i nudi proprietari possono chiedere tutela e, nei casi più seri, anche la cessazione giudiziale dell’usufrutto. Non basta però una normale usura dell’immobile per privarla del suo diritto.
Come si dividono spese, lavori e imposte
La regola pratica è abbastanza chiara: chi gode del bene sostiene le spese legate all’uso quotidiano, mentre chi conserva la proprietà sostiene gli interventi che incidono sulla struttura. Il problema nasce nei casi intermedi, perché non sempre una fattura indica da sola se un lavoro è ordinario o straordinario.
| Voce | Di regola paga | Esempi |
|---|---|---|
| Manutenzione ordinaria | Usufruttuaria | Piccole riparazioni, manutenzione ordinaria degli impianti, cura dell’immobile |
| Spese condominiali ordinarie | Usufruttuaria | Pulizia, funzionamento degli impianti comuni, servizi ricorrenti |
| Manutenzione straordinaria | Nudi proprietari | Rifacimento del tetto, interventi strutturali, opere sulle parti portanti |
| Utenze e consumi | Chi utilizza la casa | Acqua, luce, gas, riscaldamento e servizi individuali |
La sostituzione di una caldaia, per esempio, non va classificata automaticamente solo in base al prezzo. Se si tratta di una normale sostituzione legata all’uso e alla manutenzione dell’impianto, può ricadere tra gli oneri dell’usufruttuaria; se invece l’intervento riguarda un adeguamento strutturale o un rifacimento complessivo, la valutazione può cambiare.
Per l’IMU, il soggetto passivo è normalmente chi ha il diritto reale di usufrutto, non il nudo proprietario. Se la casa è abitazione principale, l’imposta può non essere dovuta quando ricorrono i requisiti previsti. La situazione va comunque verificata sulla base dell’utilizzo effettivo dell’immobile e delle regole applicate dal Comune.
Anche ai fini della dichiarazione dei redditi, il titolare della sola nuda proprietà non dichiara normalmente il reddito del fabbricato. Se l’immobile viene affittato, il canone fa capo in linea generale all’usufruttuaria, che deve occuparsi anche degli adempimenti fiscali collegati al contratto.
Si può vendere o affittare una casa con usufrutto
I figli possono vendere la nuda proprietà, ma l’acquirente la riceve gravata dall’usufrutto della madre. In altre parole, compra una proprietà futura e non può pretendere di entrare subito nell’abitazione. È una differenza decisiva, che deve risultare chiaramente dall’atto e dall’annuncio immobiliare.
La madre può, in determinate condizioni, cedere il proprio usufrutto. Tuttavia, la durata resta collegata alla vita della titolare originaria quando si tratta di usufrutto vitalizio. Chi acquista quel diritto non ottiene quindi una garanzia illimitata nel tempo.
Per vendere la piena proprietà libera da vincoli, devono partecipare all’operazione sia l’usufruttuaria sia tutti i nudi proprietari. Il ricavato viene ripartito in base al valore economico dei due diritti, calcolato soprattutto considerando l’età dell’usufruttuaria e il valore dell’immobile. Non esiste una percentuale fissa valida per ogni caso.
La locazione è più semplice, ma va gestita con attenzione. Il contratto dovrebbe indicare correttamente la qualità dell’usufruttuaria, la durata e gli effetti della cessazione del diritto. Prima di concedere l’immobile in affitto, io farei controllare anche eventuali limiti presenti nell’atto notarile, perché un accordo familiare non può cancellare le condizioni già trascritte.
Come si costituisce e quali rischi bisogna valutare
La separazione tra usufrutto e nuda proprietà può nascere da una compravendita, da una donazione, da una successione oppure da un atto di divisione. Quando il trasferimento riguarda un immobile, la forma notarile e la trascrizione sono essenziali per rendere chiara la situazione anche verso terzi.
Nell’atto devono essere controllati almeno la durata dell’usufrutto, le quote dei figli, i poteri di locazione, la ripartizione delle spese e l’eventuale possibilità di cedere il diritto. Se i figli sono più di uno, è importante indicare con precisione le rispettive quote, perché ciascuno potrebbe disporre soltanto della propria nuda proprietà.
La donazione della nuda proprietà può sembrare una soluzione economica, ma non va scelta soltanto per ridurre le imposte iniziali. In futuro possono emergere questioni legate alla legittima degli eredi, ai creditori del figlio o alla difficoltà di ottenere un finanziamento garantito da un immobile donato. La convenienza va valutata considerando l’intero patrimonio familiare, non solo la casa.
Un altro errore comune consiste nel pensare che la nuda proprietà protegga completamente l’immobile dai problemi personali dei figli. La quota ricevuta può essere coinvolta nelle vicende patrimoniali del figlio, compresi debiti, separazioni e successioni. L’usufrutto della madre protegge il suo godimento, ma non rende la nuda proprietà intoccabile.
Alla morte della madre, l’usufrutto si estingue e la nuda proprietà si riunisce alla proprietà piena dei figli. Non si tratta normalmente di una nuova vendita, ma sarà comunque necessario aggiornare la documentazione catastale e ipotecaria con l’assistenza di un professionista.

La verifica da fare prima di firmare qualsiasi accordo
Prima di procedere, conviene recuperare l’atto con cui sono stati trasferiti i diritti e una visura aggiornata. La visura aiuta a controllare intestazioni e quote, ma non sostituisce l’atto notarile, che contiene le condizioni effettive dell’usufrutto.
- Controllare se l’usufrutto è vitalizio o a termine.
- Verificare chi deve pagare ogni categoria di spesa.
- Accertare la presenza di ipoteche, pignoramenti o altri vincoli.
- Definire per iscritto l’eventuale uso della casa da parte dei figli.
- Chiarire chi può firmare un contratto di locazione.
- Valutare gli effetti successori e fiscali prima di una donazione.
Se è già stata deliberata una spesa condominiale, chiederei all’amministratore di indicare separatamente la quota ordinaria e quella straordinaria. Questo passaggio evita che madre e figli discutano su una cifra unica senza capire quale sia la sua reale natura.
La soluzione funziona bene quando i ruoli sono chiari e la famiglia conserva una documentazione ordinata. Se invece l’obiettivo è vendere, trasferirsi, affittare o finanziare l’immobile, è prudente coinvolgere prima un notaio e, per gli aspetti fiscali, un commercialista.
Una casa condivisa nei diritti richiede accordi molto chiari
La madre usufruttuaria mantiene il godimento dell’immobile, mentre i figli nudi proprietari costruiscono il diritto alla piena proprietà futura. Il modello può proteggere l’abitazione della genitrice e facilitare il passaggio patrimoniale, ma non elimina le responsabilità né i possibili conflitti.
La scelta più sicura è fissare subito regole comprensibili su lavori, spese, locazione e utilizzo della casa. In questo modo l’usufrutto resta uno strumento utile per la gestione familiare dell’immobile, invece di trasformarsi in una fonte di incomprensioni proprio quando diventa necessario prendere una decisione importante.